TORRENTI RII E PATOK TRIESTINI

TORRENTI RII E PATOK TRIESTINI

La città di Trieste è innervata da un reticolo fluviale, che ci ricorda quelle che sono le origini rurali di Trieste nonché la sua rapidissima espansione urbana avvenuta sotto l’impero Austro Ungarico.

Corsi d’acqua principali e loro bacini

  • torrente Boveto: scorrendo a lato di via dei Righetti riceve gli apporti dei rii Giuliani e Conti, dirigendosi quindi l’omonima via Boveto, nel rione di Barcola, per sfociare nel comprensorio del Circolo Canottieri Saturnia
  • torrente Roiano: formato dall’unione dei rii CarbonaraMontorsinoMoreri e Scalze, scorre sotto il tratto stradale compreso tra largo a Roiano e piazza tra i Rivi nel rione di Roiano; sfocia nel porto vecchio
  • torrente Grande: formato dall’unione, all’altezza dei Portici di Chiozza, dei torrenti Settefontane (vecchio nome: Klutsch/Chiave) e Farneto (vecchio nome: Starebrech), riceve poco più a valle le acque dei rii Romagna (che scorre sotto la via Coroneo) e Scorcola (confluenza all’altezza di piazza Dalmazia). Il torrente Settefontane deve il suo nome a sette sorgenti che danno origine a piccoli ruscelli, oggi in parte visibili lungo il suo corso superiore, a monte dell’ingresso in galleria. Il rio Farneto riceve il contributo dei rii OrsenigoMarchesetti (detto anche “torrente dello scoglio“), BrandesiaS. PelagioTimignanoSlepp e “del Boschetto“. Il torrente Grande scorre sotto la centralissima Via Carducci per poi sfociare in mare nei pressi del Molo IV
  • torrente Srane: formato dall’unione del rii PrimarioCorgnoleto e “del cimitero cattolico“, scorre sotto via Valmaura per sfociare nei pressi del porticciolo di San Sabba
  • rio Spinoleto: scorre nel quartiere periferico di Raute, dove riceve il contributo di due ruscelli senza nome e, in seguito, del rio Marcese, per poi sfociare nel canale navigabile
  • torrente Zaule: detto anche rio Storto, formato dall’unione del rii Storto sinistro e Storto destro, scorre sotto il rione di Borgo San Sergio, per sfociare nel canale navigabile
  • torrente Gias: formato dall’unione del torrente S. Antonio e da due altri affluenti senza nome; scorre nella parte più orientale e periferica della città, tra gli abitati di San Giuseppe della Chiusa e Puglie di Domio, nel comune di San Dorligo della Valle, per poi sfociare nel canale navigabile

Corsi d’acqua minori

Altri ruscelli minori scorrono isolati, senza tributari. Eccone una lista, ordinata longitudinalmente, ad ovest verso est:

  • rio Miramare: sfocia poco prima del Parco del castello di Miramare, dove termina il lungomare di Barcola;
  • rio Marinella: scende dalla frazione di Prosecco verso il lungomare di Barcola;
  • rio Capriano: scorre poco sopra il rione di Barcola, raggiungendo poco dopo il mare;
  • rio Moncolano (detto anche Castisino): scorre poco sopra il rione di Barcola per sfociare nell’omonimo porticciolo.

I torrenti scomparsi

La veloce espansione urbana che Trieste ebbe sotto l’impero austro-ungarico nel corso del XVIII secolo portò al completo interramento di due corsi d’acqua minori che scorrevano subito al di fuori delle mura cittadine; anche se il loro percorso è presente su mappe dell’epoca, è tuttavia difficile stabilire con certezza se esistono ancora o se siano del tutto scomparsi a causa del riassetto urbanistico:

  • rio Pondares: scorreva lungo la via omonima, ai piedi del colle di Montuzza, scendendo lungo l’attuale corso Italia; lambiva le vecchie mura medievali e sfociava presso la “portizza”
  • rio San Michele: sgorgava tra i colli di San Vito e San Giusto, scendendo lungo un percorso quasi parallelo all’odierna ed omonima via, lambendo le mura medievali; sfociava dove oggi è situata l’ex pescheria centrale/acquario
  • rio Baiamonti o Roncheto: totalmente interrato nel rione di Chiarbola, precisamente nella piccola valle a lato dell’omonima via che dà il nome al corso d’acqua.

Un esempio di quest’influenza sotterranea viene fornita dall’attuale via Carducci, all’epoca via del Torrente.

Tanto la Corsia Stadion quanto la via del Torrente rimangono tutt’oggi vie estremamente larghe non a causa di una pianificazione urbanistica apposita, ma in quanto originariamente comprendevano nella propria metà il Torrente Grande. L’acqua scorreva nell’odierna parte centrale della strada, convogliata d’appositi canali; il passaggio stradale in sé si riduceva agli otto, dodici metri a fianco del corso d’acqua. Quando la crescita prima demografica e poi urbanistica di Trieste impose di interrare il Torrente grande con un’apposita copertura, i pianificatori urbanistici ebbero la (gradita) sorpresa di avere a disposizione una larga carreggiata.

La via del Torrente era dunque così chiamata, perchè vi scorreva nel mezzo il Torrente Grande (Clutz o Klutsch) che discendeva dalla valle di Rozzol, prima di unirsi al torrente di S. Pelagio, a sua volta proveniente da San Giovanni.

In questa zona il primo edificio a essere costruito fu l’Ospedale (e Ospizio dei Poveridi Maria Teresa, successivamente trasformato in Caserma per volontà di Giuseppe II. Di fronte alla caserma sorgeva una “corderia” costruita dal ferrarese Nicolò Sinibaldi (1753), con annesse una serie di piccole case per gli operai.

La sistemazione dell’attuale via del Torrente venne progettata nel 1872 dal podestà Massimiliano D’Angeli; i lavori procedettero a partire dal 1887, con la distruzione dei caseggiati decrepiti di Sinibaldi, aprendo così un passaggio da Piazza S. Giovanni.
Il podestà Sandrinelli, nel 1902, completò la via del Torrente con la demolizione delle case tra via dei Cordaioli e Piazza della Zonta. Qui la perdita maggiore fu l’eliminazione del famoso “Fontanone“. Oggigiorno tanto la via quanto la piazza sono scomparse in seguito agli sconvolgimenti urbanistici novecenteschi.

Un ultimo passo venne compiuto nel 1907quando la via… cambiò nome.

Divenne infatti per iniziativa della Giunta comunale liberal-nazionale “Via Giosuè Carducci” in onore del defunto “poeta civile della nostra nazione”.

All’epoca Trieste era ancora sotto il controllo dell’Impero Asburgico.

Le autorità austriache, specie considerando il clima nazionalista che si andava deteriorando negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale, non apprezzarono il cambio toponomastico; ma va rilevato come lo accettassero in virtù dell’ode”Miramar” dove Carducci commemorava la morte di Massimiliano in terra straniera, il “fior d’Asburgo”. Questa gentilezza carducciana verso Massimiliano venne ricambiata nei turbolenti anni del primo dopoguerra quando, nel clima della “guerra dei monumenti”, la statua di Massimiliano si salvò dalla demolizione proprio per la simpatia del barbuto poeta verso l’arciduca. Nonostante le lamentele dei nazionalisti, i più ricordarono l’ode barbara di Carducci; e il monumento si salvò dalle forge assetate di ferro austriaco. Un paradosso storico considerando d’altronde quale ruolo avesse avuto Carducci nella “santificazione” del “martirio” di Guglielmo Oberdan.

Fonti: 

Trieste Romantica. Itinerari sentimentali d’altri tempi, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1972

  • Paolo Guglia, Armando Halupca, Enrico Halupca, Sotterranei della città di Trieste, Lint Editoriale Associati, 2001, ISBN 88-8190-165-X.
  • Maurizio Radacich, De censu molendinorum, 2006.
  • Dino Cafagna, “I torrenti di Trieste”, ed. Luglio, Trieste.



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